Negli anni successivi, la Colonia ebbe via via sempre più necessità di ospitare bambini bisognosi di cure di rinvigorimento a causa della triste situazione di povertà in cui versava la popolazione locale. Così nel 1926 venne costruito un grande fabbricato che ampliò notevolmente la capienza della Colonia Alpina.
Con l'avvento del Fascismo, la Colonia ricevette poi un notevole impulso, in conseguenza della politica attuata dal regime che, inquadrata la gioventù in varie fasce di età, promuoveva e finanziava tutte le attività ginnico sportive.
Dopo la II° guerra mondiale, la Colonia, sempre a causa delle precarie condizione della popolazione, visse i suoi anni di massima espansione. In questo periodo la Colonia ebbe nel geom. Giorgio Sartori, presidente dell'Ente Comunale di Assistenza, un solerte sostenitore e benefattore. Per questo, dopo la sua prematura morte nel 1948, si decise di intitolargli la Colonia Alpina.
Con l'arrivo del boom economico negli anni sessanta, il sistema delle colonie cominciò ad andare in crisi. Nel 1964 l'Ente Comunale di Assistenza diede la Colonia Alpina in gestione alla Pontificia Opera di Assistenza di Trento che la gestì fino al 1973.